giovedì, novembre 05, 2009

Le moderne stronzate, i nuovi mostri


Ovvero, perché mi incazzo tanto e offendo liberamente e deliberatamente determinati soggetti (e se qualcuno se ne risente che vada pure a fare in culo).

Se prima il fenomeno fosse meno presente oppure semplicemente meno percepibile non lo so. Sta di fatto che da quando ci sono macchine da guerra bimbominkia tipo facebook - che è utilissimo, ci tengo a precisarlo, per un miliardo di cose e io stesso lo uso, ma purtroppo si presta bene ad essere utilizzato come bacheca per la diffusione della cultura del coglione - si nota eccome. Giuro che muoio dalle risate - anche se ci sarebbe da piangere - quando vedo certi spettacoli. Ragazzini e ragazzine, talvolta alla tenera età di 30 anni, che giocano ad essere quello che non sono. Che corrono dietro a dei pupazzetti di plastica, che inseguono realtà fasulle e che sanno benissimo essere fasulle. Che si nascondono dietro un monitor e una pagina di facebook con fotografie ritoccate e frasi fintamente colte e profonde visto che il più delle volte sono ignoranti come capre, a meno che ovviamente non si parli di "fashion", Amici della De Filippi, Grande Fratello, Vasco Rossi e serie TV di serie B (tipo, che so, Sex & the city?) nei quali argomenti sono tutti ferratissimi e nei quali spesso e volentieri si identificano - e questo è il danno fatto dalla televisione, che è un altro discorso ma che mi fa ugualmente sbroccare quando mi chiedo che cazzo di fine abbia fatto il libero arbitrio delle persone che ormai più che persone sembrano greggi di pecoroni guidati dal cane da guardia.

Lo schermo, per l'appunto, scherma. E le persone che grazie al fatto di essere nascosti dietro un monitor provano a dare un'immagine di se stessi che non corrisponde a quella reale si ritrovano in situazioni personali assolutamente prive di ogni logica, salvo poi ritrovarsi assolutamente socialmente disadattati nella vita, quella vera, di tutti i giorni - aumento della delinquenza minorile, uso di droghe pesanti, nessun rendimento o quasi negli studi, incoscienza, mancanza di attitudine ai problemi sociali e personali, difficoltà o incapacità nelle relazioni interpersonali, sindromi di Peter Pan e così via.
Questa cosa, unitamente alla scarsa cultura per non dire all'ignoranza marcia che regna sovrana in questo porco paese, ha portato all'esasperazione - e spesso al prolungamento, creando adolescenti di 30 anni appunto - dei tipici atteggiamenti "da scuola".
I ragazzini vanno avanti per luoghi comuni su facebook spesso sfoggiando un'ignoranza da maiali, si vantano sui loro blog di imprese eroiche che il 99% delle volte non hanno mai compiuto oppure ha compiuto qualcun'altro al posto loro, come ad esempio il rapporto anale con la strafiga di turno - un evergreen.
Si mettono da soli in testa una corona, cercando una visibilità che pensano che altrimenti non avrebbero mai data la loro eterna, e perfettamente comprensibile dato il livello medio di personalità, insicurezza. Nelle foto sono quasi sempre ritratti come in quella sopra, che parla da sola e sulla quale stendo un velo pietoso.
E di insicurezza in senso generale alla fine si può parlare anche per il gentil sesso. Provate a visitare il profilo di una qualunque teenager - italiana perlomeno - su un qualsiasi social network. Mediamente gli interessi sono sempre gli stessi: il bello - piglianculo - di turno, il gruppo finto-rock di turno per sentirsi alternativi quando si ha una cultura musicale che rasenta lo zero assoluto e che si limita alla top ten delle suonerie di 09, discoteche, vestiti, scarpe. Tutto questo condito da una bella dose di ingiurie contro la matematica, le scienze, la scuola in generale e quant'altro. Le foto sono sempre fatte in luoghi ben precisi: davanti allo specchio a pornobimba, in discoteca a truzze, a casa delle amiche a bimbominkia, a cena fuori fingendo sbronze colossali a base di succo di frutta alla pera. Tutte rigorosamente in pose da "Quanto so bbona" e "Quanto mi si fanno volentieri", rigorosamente photoshoppate per aumentare i brillantini, diminuire le occhiaie o ingrandire gli occhiali - che portano anche di notte e che sono, solitamente, di media più grandi della loro massa cerebrale.

Altro tratto distintivo di ignoranza che mi fa incazzare come una bestia è il linguaggio da sms con il quale scrvn le stronxate + coloxali e indecifrbl che si poxano immaginare, altra aberrazione generata dalla diffusione della comunicazione di massa senza la diffusione complementare della cultura necessaria a comprenderne le tecnologie, e che sfocia per l'appunto nella degenerazione: molti di loro non si ricordano nemmeno più come si scrivono le cose in italiano, commettendo spesso errori astronomici quando in preda ad ictus cerebrale abbandonano temporaneamente la scrittura cuneiforme di cui sopra.

L'esaltazione del mito comune è onnipresente. Invece di parlare, che so, dei problemi del nostro paese, delle guerre che ancora imperversano in tutto il mondo, dei progressi scientifici, della scuola praticamente azzerata, della riforma della sanità di Obama o dello scudo fiscale di Tremonti - tradotto per eventuali beoti corrispondenti alla profilazione di cui si parla in queste righe... scudo fiscale = soldi alla mafia - si parla sempre e solo di stronzate. Il calciatore, la squadra di calcio, "che si fa sabato sera?", le scarpe nuove, cosa è fashion e cosa no, sei fascista o comunista, il cantante pop figo di turno, il negro cattivo e il bianco buono, l'ultimo modello di cellulare - che fra due giorni già schiferanno e butteranno per comprarne un altro da 500€ quando la gente non arriva più a fine mese - e così via.

Ora chi non mi conosce penserà che chi ha scritto tutte queste cose sia un vecchio bacucco bigotto e bacchettone, che dalle diavolerie moderne come internet se ne sta ben lontano. Invece chi ha scritto è un programmatore che per ovvie ragioni ama la Rete da quando mise le mani sul suo primo modem56k, quando ancora i social network, i blog e il Web 2.0 erano parole senza senso.
Proprio perché la amo ho scritto tutto ciò.

Ora chiedetemi perché la nostra è una società di ignoranti che va a rotoli.

lunedì, settembre 14, 2009

La dignità del servizio pubblico

Dopo l'appello di Michele Santoro a diffondere in rete lo spot di Annozero, alla ripartenza il 24 settembre dopo i sabotaggi burocratici perpetrati dalla direzione generale della Rai, e dopo il mancato rinnovo della copertura legale ai cronisti di Report - tradotto in soldoni bucati vuol dire che se quelli beccano una denuncia sono affari loro la Rai non li aiuta e con il mestiere che fanno è normale che ne prendano di querele e denunce - è la volta di Ballarò. Un semplice rinvio per il programma di Floris ma comunque significativo dal momento che detto rinvio è dovuto al fatto che martedì superman consegnerà le prime case ai terremotati d'Abruzzo e quindi nessuna controprogrammazione dovrà disturbare il momento di gloria e propaganda di papi, cucita su misura da Bruno Vespa, sarto a libro pago degli italiani.Ci saranno momenti di pianti, lacrime, ringraziamenti commossi al presidente del consiglio in un tripudio di osanne all'unto (e bisunto) del Signore.Un'ennesima piccola grande operazione di propaganda basata sul niente ad uso e consumo di un vecchietto che non sta bene (Veronica dixit) a discapito del servizio pubblico di informazione e della conoscenza di tutti gli italiani.
Perché non poteva occuparsene Floris di questa cosa? Troppo poco servizievole forse?


Una celebrazione autogestita dal presidente del Consiglio e dal suo maggiordomo preferito. Questo dicono i boatos di Viale Mazzini in un’ordinaria domenica di metà settembre. Vedremo nelle prossime ore se la notizia sarà confermata. E, soprattutto, come reagirà – se reagirà – il cosiddetto “presidente di garanzia” Paolo Garimberti.


Di seguito la lettera inviata dal presidente della Federazione Nazionale della Stampa Italiana Roberto Natale.

Il vertice Rai sembra aver smarrito il senso della dignità del servizio pubblico. La decisione della Direzione Generale di spostare “Ballarò” perché nulla infastidisca, nella prima serata di martedì, il “Porta a Porta” speciale dedicato alla riconsegna delle prime case ai terremotati abruzzesi, ha il carattere della propaganda più smaccata, con il servizio pubblico piegato al ruolo di megafono governativo. E’ la stessa Rai che si inventa motivazioni pretestuose per non mandare in onda i trailers di “Videocracy”, che lascia privi di copertura legale gli autori delle inchieste di “Report”, che fa sabotaggio burocratico di “Annozero”. Di una sola cosa bisogna ringraziare il vertice Rai: con queste ripetute azioni di censura sta facendo uno spot dietro l’altro a favore della manifestazione che la Fnsi ha convocato per sabato 19 settembre a piazza del Popolo. E’ sempre più chiaro che ad essere colpito non è soltanto il nostro dovere di giornalisti di raccontare le cose, ma il diritto di un intero Paese a conoscere, a non essere travolto da rutilanti campagne mediatiche. La piazza piena sarà la migliore risposta a questo zelo servile.

giovedì, settembre 10, 2009

Uno spirito leggero

Io penso che il problema della conoscenza, in Italia, sia soprattutto e in primo luogo legato ai nostri interessi. Se il sottoscritto si mette a parlare di politica cinque minuti ci sarà sempre qualcuno che dice "Che palle, parliamo di fi*a invece!". Sapete tutti quanto sia vero. Credo che questo sia, in fondo, il risultato di sedici anni di lavaggio del cervello che ha portato fondamentalmente due conseguenze. La prima, in una parte della gente - quella più vulnerabile in quanto ignorante e poco istruita - è stata di rimbambimento totale, si crede a qualsiasi buffonata venga raccontata dal padrone d'Italia, abilissimo piazzista e venditore di frottole. Dice delle balle che sono grosse come delle case ma riesce a convincere grazie al potere mediatico praticamente illimitato.
La seconda conseguenza è quella che si riflette su quella che io credo alla fine sia la stragrande maggioranza del paese: quella che si è arresa. Quella che non ha più voglia di pensare, parlare, vedere. Gli eredi di quegli italiani che negli anni del fascismo, dopo una campagna di disinformazione al calor bianco, dove nessuno sapeva più niente, dove nessuno distingueva più la verità dalle menzogne, accoglievano il giorno in cui Mussolini imbavagliava la stampa e annunciava la dittatura come una liberazione. E così succede ancora oggi. In linea di principio mi rifiuto di credere che l'italiano medio possa veramente credere alle menzogne colossali che Berlusconi e il suo entourage raccontano. Io penso sinceramente che l'italiano medio voglia crederci. Si sente così alleggerito del peso di alcuni problemi che potremmo definire esistenziali, connaturati alla vita di questa nazione. Non ha più voglia di lottare, nemmeno per quella patria che ci è stata consegnata dai nostri nonni - che con il sangue la pagarono. In una vita quotidiana fatta di soprusi, ingiustizie, cavilli burocratici e conti astrofisici per arrivare a fine mese pochi sono quelli che ancora hanno il tempo e la voglia di indignarsi. Soprattutto sono pochi, io credo, quelli che hanno realizzato che togliersi di dosso determinate responsabilità fa si che le scarichiamo tutte sul primo che riesce ad impadronirsene, ma che a quel punto è legittimato ed autolegittimato a fare tutto quello che vuole. Piano piano. Un golpe al rallentatore, come dice Luttazzi, nell'indifferenza generale indotta con quindici anni di bombardamento mediatico che ha attuato una vera e propria rivoluzione culturale ed azzerato il senso civio, di giustizia, di legalità e di democrazia di una nazione intera in cui poche sacche di "resistenza" persistono - che poi sono le stesse persone che tutti i giorni vengono additate sui giornali del piduista come cospiratori, comunisti, feccia ecc. senza farsi scrupolo di dare notizie palesemente incorrette, incomplete o del tutto false (es: Travaglio non è il direttore di nessun giornale!), purché serva alla causa.

Alla fine, pare quasi normale che uno possa andare in televisione e dire che un mafioso è un eroe e sparare bestemmie di ogni genere senza che succeda assolutamente nulla. Deleghiamo sempre agli altri, diciamo "ma qualche giornalista gli dirà qualcosa, no?". In fondo il "90% dei giornali è in mano alla sinistra". Capite che c'è chi ci crede a queste panzane colossali?

Quando il ricordo del fascismo era ancora fresco, dopo la Resistenza, i padri costituenti elaborarono la nostra Carta Costituzionale. A giudizio di tutto il mondo, trattasi di autentico capolavoro di bilanciamento di pesi e contrappesi al fine di creare uno stato democratico e legalitario. Oggi, quel ricordo, deve essere molto sbiadito se quando si parla di Costituzione, di legalità, dei pericoli che corre la nostra nazione e tutto quello che può venire in mente di questi tempi c'è sempre qualcuno che ti dice "Ma dai parliamo di fi*a".

Per caso la stessa cosa che Berlusconi ci ha messo davanti al naso per sedici anni di fila a mezzo scatola televisiva? Sembra abbia sortito l'effetto che voleva.

martedì, settembre 08, 2009

Solo alcuni piccoli ritardi

A tutti i miei lettori,
ultimamente il blog è rimasto non aggiornato per svariato tempo e me ne dispiaccio. Come molti di voi sapranno i miei recenti sforzi di scrittura sono confluiti sul neonato Edizione Ordinaria, progetto nato dall'idea di un amico e in cui ho creduto e partecipato fin dal principio. Un blog in stile "giornalistico" a molte voci, che potesse esprimere diversi punti di vista oltre che pubblicare un numero maggiore di articoli (cosa che ancora non è stata possibile per vari motivi ma che sembra in via di risoluzione).
Questo non significa ovviamente che questo blog cesserà di esistere. Tutt'altro. Diventerà però uno spazio un po' più personale di quello che era prima, non nel senso di privato ma in senso strettamente correlato ai post. Parlerò sempre di politica, attualità, cronaca e quant'altro come fatto fino ad oggi, ma in modo più personale. Magari con una punta di veleno in più che non guasta mai. Magari con più sarcasmo. Ma questo piccolo sito, con i suoi pochi ma buoni lettori, che mi ha consentito di portare su qualche monitor alcune notizie scomparse, alcune idee mai dette ed alcuni sfoghi mai lasciati andare non finirà qui ma riprenderà più vigoroso di prima.

Andrea.

martedì, agosto 18, 2009

Sull'educazione e sulla religione

Il ministro Gelmini ha annunciato il ricorso al Consiglio di Stato contro la sentenza del Tar del Lazio che esclude l'insegnamento religioso dalla valutazione complessiva in sede di scrutinio, dando così voce concreta a tutta l'indignazione mostrata dal Vaticano per bocca di Mons. Coletti.

Evidentemente il ministro Gelmini dimentica che lo Stato che dovrebbe servire è uno stato laico, o almeno così ci hanno raccontato. Monsignor Coletti dimentica che Vaticano e Italia sono due Stati diversi ed ognuno è sovrano a casa sua. Va bene, viene da ridere anche a chi in questo momento vi parla mentre batte le lettere sulla tastiera, ma ciò non toglie che così sta scritto nella dannata Costituzione Italiana. Quindi la domanda vera dovrebbe essere: perché in uno stato laico l'insegnamento e la conseguente valutazione della materia "religione cattolica" dovrebbe andare a penalizzare coloro che hanno una confessione diversa?

Chiariamo subito un paio di punti fondamentali. Anche se la materia viene chiamata semplicemente Religione di fatto è insegnamento di Religione Cattolica. Chiunque sia stato a scuola, o almeno la maggior parte di quelli che ci sono stati, sa benissimo che non si tratta di una materia volta a insegnare la storia delle religioni, delle loro radici, dei loro conflitti, delle loro evoluzioni e quant'altro - che sarebbe una cosa buona - ma è semplicemente una appendice del catechismo, che non è insegnamento ma indottrinamento. In Francia il problema è stato risolto in maniera molto semplice: ognuno può scegliersi, se vuole, il corso di religione che preferisce a seconda della sua confessione. Una cosa del genere dai noi sarebbe impraticabile dato che viviamo in un paese di cittadini e politici tutti piegati a novanta gradi davanti ai papalini. Un paese di papaboys, insomma. Qui sarebbe peggio di una bestemmia, assisteremmo all'indignazione bi-partisan dell'intero zoo politico nostrano a parte i soliti due gatti solitari.

Monsignor Coletti nella sua delirante intervista parla di bieco illuminismo. Forse sua eminenza Coletti dovrebbe studiare nel caso che non sapesse quello che sta dicendo, nel caso non sapesse cosa sia stato l'Illuminismo. Oppure, nel caso molto più probabile che lo sappia benissimo, vergognarsi per la propria bieca faziosità e disonestà intellettuale fondata sull'ignoranza di chi lo ascolta, non armato delle informazioni e delle nozioni utili a difendersi - intellettualmente parlando - e a far passare il suo discorso per quello che è in realtà, e cioè una serie di frasi fatte buttate li a casaccio per far passare il solito messaggio di sempre: nessuno deve pensare con la propria testa. A questo proposito Immanuel Kant scriveva:

L'illuminismo è l'uscita dell'uomo dallo stato di minorità che egli deve imputare a se stesso. Minorità è l'incapacità di servirsi del proprio intelletto senza la guida di un altro. Imputabile a se stessi è questa minorità se la causa di essa non dipende da difetto di intelligenza, ma dalla mancanza di decisione e del coraggio di servirsi del proprio intelletto senza essere guidati da un altro. Sapere aude! Abbi il coraggio di servirti della tua propria intelligenza! – è dunque il motto dell'illuminismo. Sennonché a questo illuminismo non occorre altro che la libertà, e la più inoffensiva di tutte le libertà, quella cioè di fare pubblico uso della propria ragione in tutti i campi. Ma io odo da tutte le parti gridare: — Non ragionate! — L'ufficiale dice: — Non ragionate, ma fate esercitazioni militari. — L'impiegato di finanza: — Non ragionate, ma pagate! — L'uomo di chiesa: — Non ragionate, ma credete.

E ricordate: guai a mettervi contro la Chiesa Cattolica®.

martedì, luglio 07, 2009

Crociata contro il cavaliere... o quasi

Si apprendono oggi le esternazioni del capo della CEI, monsignor Mariano Crociata – nomen omen - , il quale afferma, parlando a Le Ferriere, provincia di Latina, in un’omelia dedicata alla memoria di Santa Maria Goretti: «Assistiamo ad un disprezzo esibito nei confronti di tutto ciò che dice pudore, sobrietà, autocontrollo: c’è sfrenatezza e sregolatezza nei comportamenti sessuali e sfoggio di un libertinaggio gaio e irresponsabile che invera la paro la lussuria; salvo poi, alla prima occasione,servirsi del richiamo alla moralità, prima tanto dileggiata a parole e con i fatti, per altri scopi, di tipo politico, economico o di altro genere». La CEI ci tiene poi a precisare che a parte questo piccolo dettaglio i rapporti con l’attuale governo restano ottimi. Meno male.

Non che si voglia sminuire la gravità dell’avere un capo di governo buffone e ricattabile, ne tantomeno il fatto che in momenti in cui i terremotati dormono per strada, famiglie sul lastrico per causa della crisi che non è stata affrontata e compagnia bella il nostro presidente del consiglio spenda migliaia di euro in greggi di escort – termine elegante per dire prostituta– continuando a guardarsi non solo allo specchio ma anche negli obiettivi delle telecamere, per rassicurare gli italiani sulla sua integrità morale.

Ma la domanda che sorge spontanea è: come mai il clero è pronto a condannare – seppur con i guanti di velluto – i comportamenti sessuali di Silvio Berlusconi ma non un fiato su altre questioni molto più gravi come ad esempio i rapporti con la mafia? È un peccato che non ne parlino anche contestualmente a queste argomentazioni: il monito sull’uso strumentale del richiamo alla moralità – sacrosanto – acquisterebbe tutto un altro gusto e tutta un’altra credibilità. Della serie: senti da che pulpito viene la predica. Ed è un vero spreco, dal momento che la predica è sacrosanta perché mette in luce quel che è sotto gli occhi di tutti: un presidente del consiglio ricattabile, falso e che ha tutt’altro interesse che il bene del paese. Ma la lezione che se ne trae purtroppo è molto meno nobile, e suona più o meno così: rubate finché volete ma non beneficiate dei servizi delle prostitute e, se lo fate, almeno non fatevi beccare.

È da ribadire che i comportamenti del primo ministro lo mettono in una condizione di ricattabilità e quindi sono gravissimi dal nostro punto di vista perché ci rimettiamo – al solito – noi come cittadini, quindi non sono assolutamente da lasciar passare sotto silenzio. Tantomeno per la Chiesa, dal momento che molti cattolici sono rimasti schifati da questi comportamenti e sono non solo scappati in massa dal PDL come elettorato ma hanno sollevato anche molte lamentele verso la Chiesa stessa in qualità di credenti. Ma altri fatti come i processi per corruzione dai quali si salva grazie a leggi su misura, le cene con i giudici della Corte Costituzionale per discutere delle sopracitate leggi, i rapporti con la Mafia da quasi venti anni a questa parte sono indubbiamente più gravi. Perché nessuno di questi signori in tonaca - con qualche eccezione seppur di basso rango nella gerarchia ecclesiale – ha osato aprire bocca su questi argomenti?

Forse che che la Chiesa esterni solo su argomenti di puro interesse situazionale che nulla ha a che vedere con l’interesse comune?

Forse che anche gli stessi cattolici non sembrano molto interessati a vicende molto più rilevanti, anche di rilevanza penale?

È quindi abbastanza strano, alla luce di queste considerazioni, essere arrivati ad un punto in cui soltanto la Chiesa può scuotere – o almeno provare a farlo - una coscienza collettiva che pare talmente sopita da scuotersi soltanto con vicende di questo tipo mentre per altre, evidentemente molto più gravi, è sempre pronta ad accettare la versione dei fatti più tranquillizzante – gentilmente messa a disposizione dalle reti Mediaset e RAI – e lasciar passare.

Non resta che sperare nei giornalisti arrivati in massa per seguire il G8 in un clima di totale discredito per il nostro paese. Essendo giornalisti non italiani, fanno domande. E soprattutto non credo si lasceranno tappare la bocca come quelli nostrani che del servilismo hanno fatto etica ed etichetta personale.

venerdì, luglio 03, 2009

L'assurdo


Dice bene Antonio Padellaro nel suo intervento quando afferma che ormai non resta che sperare nella Chiesa e in Bruxelles. E leggendolo mi è venuto in mente che siamo arrivati ad un punto in cui ritroviamo un ironico assurdo osservando la legge razziale approvata nel "nostro" parlamento (la "p" minuscola è intenzionale).
Una legge i cui punti non sto ad elencare per intero, ma di cui quelli chiave sono in sintesi...

  • Reato di clandestinità: L'immigrazione clandestina diventa reato. L'articolo 21 del testo introduce nell'ordinamento il reato di "ingresso e soggiorno illegale nel territorio dello Stato". I clandestini non rischiano l'arresto, ma si vedranno infliggere un'ammenda dai 5mila ai 10mila euro, con espulsione immediata. La norma rende obbligatorio denunciare i clandestini all'autorità giudiziaria tranne che per i medici e i presidi per i quali è stata prevista un'apposita deroga. Traduzione: se sei scappato dal tuo paese per non morire sotto le bombe del "civile" occidente tornatene a casa.
  • Centri di Permanenza Temporanea: L'extracomunitario che arriva in Italia senza permesso di soggiorno può rimanere nei Cie (Centri di identificazione ed espulsione) fino a 180 giorni. Fino ad oggi il periodo era di due mesi. Traduzione: diventeranno dei centri di "parcheggio", dei veri e propri lagher dove segregare i musulmani cattivi.
  • Ronde legalizzate: Associazioni di cittadini potranno pattugliare il territorio e segnalare alle forze dell'ordine situazioni di disagio sociale o di pericolo. Saranno iscritte in elenchi e dovranno essere formate prioritariamente da ex agenti. Traduzione: lorsignori sentivano la mancanza delle squadracce fasciste con le camicie nere, ed ecco così un piccolo revival. Anche se le camicie sono verdi.
  • Obbligo di denuncia del pizzo: Per partecipare alle gare d'appalto i costruttori dovranno denunciare ogni tentativo di estorsione ai propri danni. Basterà che un pentito, anche in un altro procedimento, sostenga che ci sia stata un'estorsione senza conseguente denuncia, che l'estromissione dalla gara dell'imprenditore è assicurata. Traduzione: la vittima dell'estorsione che per non saltare in aria non denuncia niente verrà punita. Troppo facile sbattere in galera i mafiosi, questo è un governo del fare.
  • Tassa di soggiorno: Per avere la cittadinanza si dovranno pagare 200 euro. Per il permesso di soggiorno invece la tassa sarà fissata dai ministeri dell' Interno e dell'Economia tra gli 80 e i 200 euro. Traduzione: paga o ti sbattiamo fuori. Un'estersione in piena regola.
  • Oltraggio a pubblico ufficiale: Chi insulta un pubblico ufficiale rischia fino a 3 anni di carcere. Ma se si risarciscono agente ed Ente a cui questo appartiene, il reato si estingue. Nessuna condanna se è il pubblico ufficiale ad aver commesso atti arbitrari. Traduzione: paga o ti facciamo un culo come una casa, perché poi sarà l'autorità giudiziaria a stabilire se il pubblico ufficiale aveva torto o ragione, e se è vero che cane non mangia cane...
...e via dicendo.
Al che mi viene da pensare: ma davvero siamo arrivati al punto di doverci affidare alla prima multinazionale del mondo, responsabile di mille guerre, persecuzioni, torture, bagni di sangue, oscurantismi, violenze fisiche e morali, persecuzioni e ingiustizie per mettere un freno a questo governo di vecchi scellerati?
Qualcuno glielo ha spiegato che quando fanno queste leggi schifose si parla di vite umane in gioco?


Mi vergogno ogni giorno di più di essere italiano.