giovedì, gennaio 27, 2011

Femministe in prima linea

Eh no, stavolta mi girano. È bastata la Mara Carfagna di turno con le sue esternazioni del menga e l'ennesima pubblicità del cavolo a svegliare le femministe dal letargo. Una cosa che non capisco di certe categorie sociali - passatemi il termine - è il fatto che per emanciparsi dalla ghettizzazione sociale di cui sono "vittime" non perdono occasione - con esternazioni, manifestazioni, ideologie - per ghettizzarsi da soli. Un esempio più edificante è forse quello del Gay Pride. Gli omosessuali dicono che l'orientamento sessuale non può e non deve essere una discriminante nella vita sociale, lavorativa, politica, religiosa. Bello, fantastico, ovviamente siamo tutti d'accordo! E per affermare questo - sacrosanto - principio cosa fanno? Organizzano una manifestazione che, per bella, colorata e innocua che sia, ha il solo scopo di raggruppare gay e lesbiche in un gigantesco gruppo staccato dal resto del mondo. "Noi siamo gli omosessuali, abbiamo un orgoglio". Nel frattempo, però, con il pretesto di rivendicare la tua uguaglianza a tutto il resto del genere umano, te ne separi da solo mettendone in luce le differenze, anche se effimere e non degne di rappresentare una distinzione sociale forte. Ottenendo così l'effetto contrario.
Lo stesso penso accada per le femministe da prima linea della battaglia. Vogliono pari opportunità, pari dignità, tutte cose giustissime. Ma poi finiscono per distorcere il senso delle loro battaglie facendone una battaglia di sesso, che è invece proprio la distinzione che si vorrebbe eliminare dal dibattito! Ad esempio in politica la soluzione alla discriminazione femminile, che è innegabile, sono state le cosiddette "quote rosa". Tutte felici, tutte contente e se qualche leader di partito non si assicura che vengano rispettate quelle quote allora vedi che casino viene fuori. Ma questo è ghettizzarsi da sole, questo è ricordare al mondo che siccome siete donne pretendete la vostra parte che a suon di lotte vi è stata concessa dalla società. Per come la vedo io, la soluzione veramente senza distinzioni di sesso, razza, religione ecc... in questo esempio sarebbe "mettiamo all'interno dei partiti gente capace". In questo intento non ci sono distinzioni di alcuna natura. Altro discorso è "Mettiamo nei partiti 100 uomini e 50 donne, noi ci teniamo a rispettare le quote rosa". Questa è una lottizzazione basata su un calcolo che invece distingue eccome, a prescindere, senza entrare nel merito delle capacità di ognuno ma basandosi sul sesso, che è la discriminante da eliminare. Capite il problema?

Ora, mi fa abbastanza ridere che sia il Ministro Carfagna - ex soubrette e modella da calendario per camionisti arrapati, non ce lo dimentichiamo - sia gruppi di femministe convinte si scaglino contro la pubblicità di un amaro in quanto, secondo loro, "lesiva della dignità femminile". Mi sorgono un paio di domande: dove erano le femministe quando la Carfagna fu nominata ministro per meriti non meglio specificati? Dove erano quando il presidente Berlusconi propose come soluzione alla precarietà di una giovane donna di sposarsi uno ricco? E visto che ci siamo, dove era la Carfagna quando venivano scoperti gli harem di puttane ad uso e consumo del cavaliere, pagate con diamanti e migliaia - se non milioni - di euro, quando le donne normali devono sputare sangue da mattina a sera per uno stipendio da fame come tutti gli altri?
Di situazioni per indignarsi con cognizione di causa ce ne sarebbero a vagonate, ma queste si indignano per una pubblicità che, tutto sommato, non fa altro che riprendere un tema assolutamente attuale ovvero l'arrivismo di certe categorie di donne che sfruttano semplicemente la libido dei potenti. Parlare di dignità femminile è giusto, incazzarsi quando c'è da incazzarsi anche, però se prima non si incazzano con le Ruby, le D'Addario e le Macrì il resto è solo ipocrisia. Se un uomo può comprare una donna significa che ci sono donne disposte a vendersi, e finché ci saranno donne disposte a vendersi questo sarà un argomento inscindibile dalla nostra vita sociale. Che si tratti di una pubblicità o di qualunque altra cosa
Se non si dice chiaro e forte che il problema non è solo Berlusconi che compra ma anche quelle disposte a vendersi è solo ipocrisia.
Se non si afferma che il problema non è solo lo spot pubblicitario ma la situazione sociale che evidentemente lo ha ispirato, vuol dire che non abbiamo capito niente.

1 commenti ricevuti:

The garden keeper ha detto...

Mentre Berlusconi faceva battute sessiste la Carfagna era a fare un pompino, forse a lui.