Cesare Battisti è sulla bocca di tutti, e fino all'altro ieri un italiano su cento sapeva di chi stavamo parlando. Per quanto io sia costernato e sdegnato che un assassino non venga assicurato alla giustizia, e per quanto possa capire che ovviamente il mio punto di vista non può essere lo stesso di Alberto Torregiani per ovvie ragioni, non riesco proprio a mettere l'affaire Battisti in cima alle priorità dell'Italia, neppure in cima alla classifica delle notizie che possono suscitare sdegno e indignazione, sempre che qualcuno sia ancora capace di indignarsi.
In compenso mi viene da pensare alla marchionizzazione dell'industria italiana - perché, belli miei, per competere coi cinesi bisogna lavorare nelle loro stesse condizioni - oppure allo sfascio della nostra economia. Al piano scientifico di distruzione sistematica della pubblica istruzione, altro diritto costituzionale calpestato. Ad un Italia sempre più povera ed arrabbiata. Alla presenza di condannati, bancarottieri, puttane e mafiosi in parlamento, con buona pace di chi predica il rispetto delle istituzioni visto che le istituzioni sono diventate la spiaggia di salvezza di quelli che da decenni stanno rovinando un paese intero.
Insomma, mi pare che i problemi siano decisamente altri. Non è bastata un estate di appartamenti a Montecarlo o di povere ragazzine ammazzate, adesso a riempire i telegiornali ci si deve mettere anche La Russa a dire che con il Brasile "ci saranno conseguenze". Fossi in Lula tremerei di paura.
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