giovedì, dicembre 16, 2010

La condanna degli ipocriti

All'indomani della fiducia alla Camera per il governo Berlusconi si scatenano le polemiche per le manifestazioni che si sono svolte a Roma. L'annuncio che il governo era salvo - che poi salvo non è, tre voti di scarto non sono niente e ad ogni strinir di fronda andrà sotto ad ogni votazione, chiedete pure a Prodi - ha innescato i tumulti che tutti abbiamo visto: auto in fiamme, bombe carta, celerini che caricano, molti feriti, tanta fortuna che non ci sia scappato il morto. Quel che bastava ad oscurare la parte "buona" della manifestazione, con migliaia di studenti, terremotati e mamme vulcaniche, manifestanti pacifici anche se altrettanto incazzati. Ma oggi sono tutti li ad alzare il ditino contro quei violenti che hanno messo Roma a ferro e fuoco, tutti a dire che la violenza non è giustificata eccetera.
Lasciamo perdere le ipotesi su vari infiltrati, black block e tutto il resto. Lasciamo perdere pure il ragazzino con il badile e le manette che devasta e distrugge, ma una volta preso dagli agenti dice di essere minorenne e quelli lo lasciano andare, salvo il giorno dopo dichiarare che non si tratta di un finanziare o di un carabiniere ma di un estremista di sinistra neanche diciassettenne che adesso risulta non rintracciabile. Come se un ragazzino di sedici anni potesse sparire così dalla circolazione. Avete provato a casa sua? E se davvero è sparito, dove sta la denuncia dei genitori?
La domanda vera a tutti i moralisti dell'ultima ora è: cosa vi aspettavate?
Io mi stupisco che una pressione sociale che da tempo è presente in tutta l'Italia non sia esplosa prima. E probabilmente questo è soltanto l'inizio, per un paese che le rivoluzioni le ha sempre guardate da lontano e che probabilmente sta sentendo quel "fresco profumo di libertà", l'olfatto aguzzato da troppi anni di repressione e di ingiustizie. Secondo me è emblematica l'immagine di un parlamento comprato da un imprenditore che deve assolutamente sfuggire ai suoi processi mentre il palazzo è circondato da migliaia di agenti delle forze dell'ordine che proteggono loro dai cittadini. Ecco perché, guardando questo quadro, non mi stupisco affatto di quello che sta succedendo.
Quando una barca è in mezzo ad una tempesta e il capitano dice "ghe pensi mi" i naufraghi impauriti e stolti magari si fidano, ma se vedono che quello si fa i cazzi suoi sulla loro pelle mentre la barca affonda, alla fine, lo buttano a mare.

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