Ieri notte ho fatto un sogno. Ho sognato di un pirata informatico che veniva in possesso di documenti segreti sulla guerra in Afghanistan, su quella in Iraq e sulle confidenze di diplomatici americani. Non si sa se a muoverlo sia un'etica personale, tipica degli hackers, oppure se ci sia qualcuno dietro, ma l'uomo decide di rendere pubblico tutto quanto. Pubblico e gratuito. Ognuno sulla Terra può collegarsi ad un sito e leggere e vedere cose che altrimenti non saprebbe mai, oppure vedersi spiattellate in faccia cose e fatti che ha sempre saputo ma sotto sotto ha sempre fatto finta di non vedere.
Ho sognato che quest'uomo diventava un ricercato, mentre i suoi server erano messi sotto attacco da potenti DDoS. E allora qualcuno inizia a dire a se stesso che forse non è giusto, non è affatto giusto che nella vita di uno Stato certe cose vengano mantenute segrete, e non è giusto che qualcuno venga perseguito per averle rivelate. Nel frattempo si scopre che i documenti sui cables diplomatici arrivano da un ragazzo di 23 anni che aveva accesso a SIPRNet. Schifato da quello che vedeva ogni giorno su come l'America gestisce le proprie relazioni internazionali e soprattutto da come conduce la sua guerra criminale in medio oriente, sottrae tutti i documenti che può e li spedisce a Wikileaks per farli pubblicare. Il re a questo punto è nudo: bombardamenti non autorizzati, civili uccisi senza motivo, torture, commissioni ONU spiate senza diritto di poterlo fare.
E ho sognato che la cosa non finiva qui. Ho sognato che un potente DDoS riusciva a mettere al tappeto quei server che ospitavano quei documenti, ma che a quel punto era troppo tardi. Altre persone cominciavano a dire ciò che sapevano, a far trapelare informazioni, ad aprirle al mondo, come un virus. E ho sognato un nuovo mondo nascere dal caos, causato dalle vergogne di mille Stati messe a nudo da Internet. Un mondo dove magari non c'è posto per i segreti scomodi, per i panni sporchi da lavare in casa, per i soprusi e per gli abusi del potere.
Poi mi sono svegliato. Fuori piove.

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