mercoledì, dicembre 01, 2010

Ho fatto un sogno

Ieri notte ho fatto un sogno. Ho sognato di un pirata informatico che veniva in possesso di documenti segreti sulla guerra in Afghanistan, su quella in Iraq e sulle confidenze di diplomatici americani. Non si sa se a muoverlo sia un'etica personale, tipica degli hackers, oppure se ci sia qualcuno dietro, ma l'uomo decide di rendere pubblico tutto quanto. Pubblico e gratuito. Ognuno sulla Terra può collegarsi ad un sito e leggere e vedere cose che altrimenti non saprebbe mai, oppure vedersi spiattellate in faccia cose e fatti che ha sempre saputo ma sotto sotto ha sempre fatto finta di non vedere.
Ho sognato che quest'uomo diventava un ricercato, mentre i suoi server erano messi sotto attacco da potenti DDoS. E allora qualcuno inizia a dire a se stesso che forse non è giusto, non è affatto giusto che nella vita di uno Stato certe cose vengano mantenute segrete, e non è giusto che qualcuno venga perseguito per averle rivelate. Nel frattempo si scopre che i documenti sui cables diplomatici arrivano da un ragazzo di 23 anni che aveva accesso a SIPRNet. Schifato da quello che vedeva ogni giorno su come l'America gestisce le proprie relazioni internazionali e soprattutto da come conduce la sua guerra criminale in medio oriente, sottrae tutti i documenti che può e li spedisce a Wikileaks per farli pubblicare. Il re a questo punto è nudo: bombardamenti non autorizzati, civili uccisi senza motivo, torture, commissioni ONU spiate senza diritto di poterlo fare. 
E ho sognato che la cosa non finiva qui. Ho sognato che un potente DDoS riusciva a mettere al tappeto quei server che ospitavano quei documenti, ma che a quel punto era troppo tardi. Altre persone cominciavano a dire ciò che sapevano, a far trapelare informazioni, ad aprirle al mondo, come un virus. E ho sognato un nuovo mondo nascere dal caos, causato dalle vergogne di mille Stati messe a nudo da Internet. Un mondo dove magari non c'è posto per i segreti scomodi, per i panni sporchi da lavare in casa, per i soprusi e per gli abusi del potere.

Poi mi sono svegliato. Fuori piove.

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