lunedì, settembre 13, 2010

Sudditi, non cittadini: la fine della scuola

Scuola. Istruzione. Cultura. Sembra che in tempi di crisi questi vocaboli non vogliano dire niente, suonano quasi accessori, invece che fondamentali strumenti di riscatto sociale quali essi sono. Come in molte parti del sud più povero, dove la fame ti impedisce di ragionare a stomaco pieno, e allora ti accorgi che a pancia vuota non si può essere liberi, neppure nel pensiero. E questo è poi l'humus primario su cui germogliano le mafie, la corruzione e la criminalità.
Dopo vent'anni di berlusconismo siamo finalmente arrivati a constatare un altro degli effetti devastanti che questa cultura deviata ha prodotto: l'annullamento dell'istruzione, della ricerca e dell'Università. E stiamo parlando di Università pubblica, visto che a quella privata, personalmente, non affiderei neppure un centesimo di euro, almeno non nel paese in cui il 90% delle cosiddette "grandi" imprese private ha sempre campato da parassita dello stato, succhiando via tutto quel che potevano da esso per i propri porci interessi, salvo poi sbattersene altamente del sistema paese. Un esempio lampante su tutti è recente e globale: alle prime avvisaglie di crisi o quasi, le aziende impacchettano e si trasferiscono all'estero, non tanto per sopravvivere perché sopravviverebbero benissimo anche qui, tanto perché se puoi sfruttare dei poveri cristi in Romania o in Cina chi te lo fa fare di far lavorare gli italiani? Visto che lo stato glielo permette, levano le tende anche se questo vuol dire mettere per strada migliaia di famiglie. L'importante è far profitto, sempre e a qualsiasi costo. E noi dovremmo affidare alle sovvenzioni di questi privati il futuro dell'Università?

In un quadro sempre più desolante ci siamo dimenticati del significato profondo della cultura, della ricerca, del sapere. Ignoranza e pancia vuota ci hanno fatto dimenticare che sono questi i principali strumenti di riscatto sociale, perlomeno in un mondo dove gli unici valori rimasti non sono soldi, donne e potere e le massime aspirazioni personali sono fare il tronista (ovvero un tamarro) o la velina (ovvero una troia) oppure prostituirsi dandosi in pasto al drago per ottenerne qualche vantaggio. Nella disattenzione generale, eccezion fatta per chi dentro alla scuola ci lavora, si consuma lo sfascio del futuro delle nuove generazioni. Questa cosa poi ha anche un simpatico effetto collaterale, naturalmente: dalla cosiddetta scuola cominceranno a uscire sudditi, e non cittadini. Ignoranti, sgrammaticati, senza conoscenze, corrotti o corruttibili, incapaci di ragionare con la propria testa. Insomma, perfetti per perpetrare questa società malata che da quasi vent'anni abbiamo sotto il naso. Almeno una generazione è già stata bruciata per intero da questo sistema: se hai 16 anni e ti sta sulle palle la scuola è un conto, ma se a più di 20 anni la stragrande maggioranza dei ragazzi continua a fottersene passando al prima posto delle priorità la raccomandazione, la spinta, il leccaculismo e compagnia bella, allora siamo fregati. Temo sia esattamente quello che sta succedendo, e ci vorranno molti, molti anni per rimediare a questo stato delle cose. La rivoluzione culturale più volte invocata ed evocata ha perso ossigeno e terreno su cui mettere le proprie radici, almeno per adesso.

Quante volte, cercando di far ragionare qualcuno sull'argomento, vi siete sentiti rispondere - o avete avuto voi stessi la tentazione di dire - "tanto funziona così"? Solitamente a me viene da rispondere:

No. In Italia funziona così. Certo, tutto il mondo è paese e in tutto il mondo c'è crimine, raccomandazioni, ingiustizie, corruzione... La differenze fondamentale non sono i potenti, sono i popoli. Berlusconi mente giorno dopo giorno da vent'anni al popolo che dovrebbe guidare perché è stato votato, e non succede niente. Bill Clinton mente al popolo americano una volta su una cosa che in fondo era affar suo e di sua moglie e politicamente viene distrutto. La differenza è che dalle altre parti si incazzano. Qui si tende a perdonare tutto, a dimenticare tutto. Povero popolo italiano, frustrato e rincoglionito da una banda di squadristi. E allora basta con questo "tanto funziona così", non deve mai più funzionare così. Le cose, in un modo o nell'altro, dovranno cambiare.

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