Non deve sorprendere che dopo OpenSocial veda la luce il secondo grande progetto per fornire della API che permettano agli sviluppatori di integrare le loro applicazioni in un contesto di social networking, che i più fra voi potrebbero conoscere con il nome di Diaspora. Basta vedere cosa è diventato Facebook, il network creato da Mark Zuckerberg, che da social utility è diventato un punto dove pubblicare ogni genere di fesseria oscurando così - in parte - la funzione primaria per cui, in teoria, uno strumento del genere deve esistere: rendere intelligenti delle masse che sono stupide per definizione. La sua potenza sta nella sua notorietà, guadagnata tramite meriti sia tecnici che funzionali, e viene usata comunque anche per più nobili scopi del far sapere a tutto il mondo che "quando ho caldo tiro fuori il piedino dalla coperta". Quotidiani e cittadini, ad esempio, lo utilizzano come megafono per informare o urlare il proprio sdegno che non trova altrimenti altro posto dove poter essere ascoltato da una vasta platea.
La metamorfosi è stata possibile, a mio avviso, grazie alla seppur sacrosanta introduzione di nuovi strumenti tecnici, come ad esempio il parser dei link che vi permette copiando un semplice link di condividerne uno snapshot con estrema semplicità. Questo ha favorito la diffusione a macchia d'olio di ogni genere di amenità, ed è anche il motivo per cui social netowrks che hanno mantenuto la loro funzionalità embrionale di base, Twitter su tutti, hanno subito in misura estremamente inferiore questa trasformazione o non l'hanno subita affatto. Scrivere stronzate in micropost di 140 caratteri è un conto, poterlo fare pubblicando ogni genere di media è un altro.
Altra causa della degenerazione è l'aggregazione. Fateci caso: al punto in cui chiunque, anche completamente digiuno di elementari nozioni di informatica, può creare piattaforme come blog o siti personali - e questo è bene - Facebook ha reso quasi superflui questi strumenti - e questo è un male - tranne che in casi particolari. La ragione, ripeto, è squisitamente tecnica visto che altri social networks pre esistenti come MySpace non erano riusciti nello stesso intento. Esempio lampante: questo post è pubblicato sul mio blog, ma non se lo filerà nessuno. La nota generata da Facebook con gli RSS invece sarà visibile come minimo ad oltre 300 persone, le quali però non si scomoderanno a visitare il blog. In questo modo si rende superfluo il contenuto privilegiando il riassunto - non nel caso delle note ma dei link pubblicati si - e non c'è più lo spazio per l'approfondimento.
Insomma per come la vedo io ben vengano progetti open source che possano regalare strumenti di condivisione che operino fra le applicazioni e non al posto di esse.

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