In diversi mi hanno chiesto perché scrivo così di rado nel blog. Non è proprio così: ci sono periodi in cui scrivo di più, altri di meno. Solitamente, scrivo quando ho qualcosa da dire, possibilmente argomentando.
E oggi mi viene da dire che è un vero peccato che la stampa abbia deciso di auto castrarsi contro una legge che li vuole castrati. Al di la della contraddizione implicita, si è poi visto che non c'è proprio il silenzio assordante che, pare di capire, la FNSI voleva. E non mi riferisco solo ai trombettieri del PDL e dei loro amichetti razzisti - per i quali ovviamente a fronte di uno sciopero della stampa più o meno libera era di rigore uscire regolarmente in edicola - ma anche al resto delle testate, almeno nelle loro vesti web. Perché quando saltano fuori certe cose, scoperte guarda caso grazie alle intercettazioni, è molto difficili restarsene zitti fino al giorno dopo.
Infine, a conti fatti, personalmente non riesco a stare zitto in nessuna occasione o quasi. A Raiperunanotte Morgan - anche se allucinato e poco in forma, per usare un eufemismo - ha esposto a modo suo, da artista, parlando di musica quello che è a mio modo di vedere il nocciolo centrale della discussione. E per discussione intendo la situazione italiana attuale. In tutti questi anni il monopolio berlusconiano sull'informazione ha fatto dei danni incalcolabili in termini culturali. L'abolizione delle figure arbitrali - il "se mi dai ragione sei con me, altrimenti sei schierato coi comunisti e sei contro di me" è un evergreen che non lascia spazio ad una interpretazione del tipo "se ti do torto, forse è perché hai torto" - ne è solo un esempio. Sdoganata la mignottocrazia, il velinismo, la cultura del furbo e dell'arrivare - ma dove poi? - a tutti i costi senza curarsi di calpestare il prossimo, il "così fan tutti" che insieme alla "minaccia comunista", eterna balla per i gonzi ignoranti che ancora se la bevono, legittima ogni porcheria passata presente e futura di questa cricca di delinquenti che hanno occupato le istituzioni per evitare di finire dietro le sbarre. Perché questo è l'unico vero motivo per cui stanno in parlamento, e ormai non si vergognano nemmeno più ad ammetterlo pubblicamente. Sedici e passa anni che la storia si ripete e nessuno che si svegli, anzi semmai i cosiddetti oppositori si addormentano sempre di più e finiscono per fare troppo spesso consapevolmente il gioco del ducetto di Arcore.
Si verifica però in questi mesi bui una curiosa congiunzione astrale. Non sto ad elencare tutto, dico soltanto che quando le famiglie rimangono per strada perché perdono il lavoro oppure perché un terremotino di media potenza gli distrugge le case che scoprono essere fatte di sabbia sono molto meno inclini ai ragionamenti pacati come vorrebbero lor signori, per i quali "ragionare pacatamente" significa nel 90% dei casi rincoglionire di chiacchiere prive di senso per sedarti e mettertela nel culo con comodo. Della serie non è democrazia se non te la puoi permettere. Le persone sono libere anzitutto quando hanno la pancia piena.
E in questa situazione si vede Piersilvio che vara il suo yacht da 18 metri nel giorno stesso in cui viene presentata una manovra lacrime e sangue - dei lavoratori naturalmente - per chi paga le tasse dallo stesso governo che pochi mesi prima aveva premiato gli evasori con lo scudo fiscale. Si vede Berlusconi che partecipa a festini/orge con plotoni di puttane e/o ballerine brasiliane. Se si affina un po' la vista senza ascoltare solo la pancia, si può anche intravedere Dell'Utri condannato in appello a 7 anni per concorso esterno in mafia che minaccia di parlare se la Cassazione dovesse spedirlo definitivamente in carcere, si vede mezzo popolo della libertà (vigilata) che finisce sotto inchiesta, Fini che predica benone e razzola malissimo perché al di la delle parole sono 16 anni che sta li a far da spalla al buffone che abbiamo per presidente del consiglio. Aggiungiamoci anche il Tg1 che si prende bellamente gioco di terremotati, disoccupati e disgraziati in generale. Come ciliegina, poniamo anche il PD, che molti italiani vedevano come ultima speranza, che inciucia allegramente con il corruttore brianzolo.
A che punto deve arrivare l'esasperazione prima che salti il tappo?
Cosa diceva Morgan a proposito di rivoluzione? La rivoluzione deve essere culturale. "Temere il Berlusconi in noi" è il primo passo per comprendere un fenomeno che è al di la della singola persona e per combatterlo. Per combattere il danno micidiale perpetrato nei confronti della cultura degli italiani che a causa di un lavaggio del cervello continuo durato 16 anni ormai si bevono qualsiasi balla e giustificano qualsiasi condotta immorale o criminale, dirottando il risentimento per la propria condizione sugli immigrati dando origine ad una vera e propria guerra fra poveri. L'unico modo per uscirne è comprendere fino in fondo il meccanismo che ci ha portati dove siamo, individuare i colpevoli dello sfascio e punirli secondo giustizia, e per farlo si deve abbandonare la cultura del furbo, ormai tristemente e profondamente radicata nel paese.
Però se vogliamo darla vinta ai puttanieri, ai mafiosi, ai collusi, ai corruttori, ai bancarottieri avvisatemi per tempo che io me la squaglio. Si lotta solo se si vuole essere salvati.

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