Un senso di impotenza così grande non lo avevo mai provato. Siamo dentro una crisi gigantesca e ogni tanto ripenso a quando eravamo bambini e giocavamo a nascondino sotto casa nostra. Mentre i nostri genitori ci osservavano ricordo che si poteva leggere loro in faccia qualcosa che era più che sperare, era la - quasi - certezza che noi saremmo stati meglio di loro, che i sacrifici che stavano facendo avevano un senso. Per come mi sento io, la cosa oggi è totalmente rovesciata. Il peggio deve ancora arrivare e tutti gli analisti e gli studiosi in materie economiche ci stanno dicendo di aspettarcelo. Da noi equivarrà ad una catastrofe sociale, che si andrà ad aggiungere al già ritrovato razzismo e all'omofobia che serpeggiano nella nostra società, affondando le sue radici nell'ignoranza di una popolazione che ha o ha avuto fra i suoi cittadini sia dei grandi geni, artisti e scienziati sia dei grandissimi farabutti, ignoranti e stupidi. Sfocerà in una guerra fra poveri le cui avvisaglie si vedono ormai già da un pezzo.
Il tutto in una cornice desolante quanto preoccupante. Telegiornali che volontariamente tagliano qualsiasi voce contraria o critica verso il padrone - la storia dell'inconveniente tecnico è una balla colossale e chi se l'è bevuta è senza mezzi termini un idiota matricolato; perché non hanno ritrasmesso il servizio come si fa di solito quando qualcosa va storto? -, un sistema di potere corrotto fino alle e dalle fondamenta, una classe politica indecente in una seconda repubblica nata dal sangue delle stragi di venti anni fa e che su quelle basi ancora poggia, istituzioni disumane e disumanizzate assolutamente distaccate dalla realtà di una nazione che va allo sfascio.
Pessimista? Si.
E sono anche troppo stufo di sentire i fessi che arrivano a tacciare di disfattismo, di pessimismo, per non parlare di quanto ti dicono "sei un anti-italiano". No, proprio perché voglio bene al mio paese parlo così. Dice bene Monicelli quando afferma che "speranza è una parola che non si dovrebbe usare, è una parola inventata dai padroni, quelli che ti dicono stai calmo, prega, torna a casa, tutto si aggiusterà, avrai il contratto, tutto andrà meglio. Abbiate fiducia". Ma non esiste, non deve esistere l'avere speranza. Il "ghe pensi mi" non deve, non deve esistere. Io sono un pessimista perché voglio il meglio, mi rifiuto di nascondere la testa sotto la sabbia e sperare, magari nel frattempo tentando di raccogliere qualche briciola che cade dal tavolo del banchetto di questi signori che rubano tutto, depredano tutto e si fottano pure tutti gli altri.
Sono un pessimista perché voglio fatti concreti e reali, che posso toccare. Perché magari un giorno se mai avrò un bambino mi piacerebbe poterlo guardare con lo stesso sguardo con cui i miei guardavano me quando giocavo.
E devo riporre in questa classe dirigente, tutta questa classe dirigente senza esclusione alcuna, questa speranza? All'idiozia c'è un limite.
Milioni di disoccupati, la scuola che dovrebbe formare dei cittadini ormai forma dei sudditi, l'economia allo sfascia, un imprenditore che pur di risolvere i suoi guai non ha esitato a manomettere e compromettere la macchina dello stato, il ritorno del fascismo picchiatore di stato, il razzismo sdoganato, il precariato di massa, inquinamento, ritorno al nucleare, la corruzione che tocca la spaventosa cifra di 60 miliardi all'anno in termini di onere per lo stato - leggasi: soldi che ci rubano dalle nostre tasche che potrebbero essere destinati a scopi più nobili che a finanziare cattedrali nel deserto e pagare prostitute -, i cosiddetti statisti che si vendono per una due o dieci puttane. E questo è solo l'antipasto.
La mafia, la corruzione, il malaffare, il mal governo, tutte prassi e entità che ormai sono ben presenti nella squallida vita di questa squallida Italia che non sento più mia, almeno finché vedo la completa e totale rassegnazione - quando non la connivenza e l'avallo di certe pratiche - intorno a me. E che tutti i berlusconiani vadano pure dietro al loro grande idolo, io preferisco tenermi bene in mente i volti di persone come Giovanni Falcone e Paolo Borsellino. Due uomini che se fossero sopravvissuti al loro coraggio e al loro senso della giustizia, oggi inesistente, si vergognerebbero a vedere quale è lo stato in cui ci siamo ridotti. A vedere questo spettacolo tutti i santi giorni viene da pensare che siano morti invano.

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