Fa abbastanza strano sentire questi cosiddetti appelli all'unità nazionale provenire dalle bocche dei nostri più alti dirigenti istituzionali. Se non altro perché non si capisce bene di che diavolo di unità parlino, soprattutto mentre cercano di far passare una riforma di tipo federale con il pretesto di far funzionare meglio i territori e responsabilizzare i politici che li guidano e li amministrano. Si certo come no, andatelo a fare in Sicilia o in Calabria un discorso del genere. Ma non è l'analisi politica la cosa più interessante - anche perché un discorso simile si applicherebbe in qualsiasi regione d'Italia e non solo al sud - bensì il teatrino in se.
Unità nazionale, fantastico. Stringiamoci tutti e sentiamoci tutti più italiani, benissimo. E di grazia, attorno a chi dovremmo stringerci? Visto che ultimamente fa tanto moda parlare di razze - un mito inesistente, siamo tutti esseri umani sullo stesso maledetto pianeta - l'italiano è una razza pessima, composta di evasori fiscali, razzisti omofobi, opportunisti. In una parola: stronzi. E fra questi i sopracitati razzisti, a ben vedere, sono i peggiori di tutti: il piccolo cittadino che nel suo piccolo educa se stesso e i propri figli ad avere paura del "diverso" e il politico che fomenta odio con le sue dichiarazioni pubbliche oppure porta avanti politiche classiste e antisociali il cui unico effetto è quello di sdoganare concetti aberranti che, come vediamo da diverso tempo a questa parte, spesso e volentieri sfociano in guerre fra poveri, vecchi e nuovi, mentre i soliti noti se la ridono e se la spassano alla faccia nostra.
Io dovrei sentirmi unito oppure affine a questa gente qua? Dovrei sentirmi italiano con l'uccello duro come questi qua?
Se questa è l'italia io non mi sento italiano. Ed è troppo facile contrapporre ad una frase del genere argomentazioni di anti-italianità, perché si tratta semplicemente di utilizzare concetti populisti che non contengono la minima argomentazione ma parlano alla pancia di un paese che è sempre più povero e teme - a ragione - di ritrovarsi in braghe di tela come gli extracomunitari che secondo il nostro governo hanno l'unico torto di arrivare nel nostro paese coi barconi, in fuga dalla guerra, invece che in aereo e con la carta di credito ben piena. Come disse il banana, d'altronde, i poveri sono semplicemente dei diseducati al benessere. Maleducati!
Il 25 aprile rappresenta valori che oggi non esistono più - se mai sono esistiti - nella nostra società, e questo grazie anche alle politiche classiste che hanno determinato problemi di ordine culturale di una enormità sconvolgente, tanto che siamo tornati a rimettere in discussione l'indiscutibile, idee e fatti che sono già stati ampiamente giudicati dalla storia. Siamo arrivati a dibattere se è giusto che dei bambini vengano lasciati a pane e acqua perché i genitori non hanno da pagare la mensa scolastica. Non c'è più sentimento nazionale - se mai c'è stato - c'è solo l'attaccamento cieco e rozzo alla "roba", al proprio orto, alla propria cittadina, al proprio "territorio" come lo chiamano i leghisti dei miei coglioni. La "nostra gente" è un termine che usano spesso, disprezzabile perché sottointende che esiste anche l'"altra gente", i diversi, quelli di cui avere paura, quelli da discriminare e da tenere alla larga, anche a costo di lasciarli morire in mare.
Io non mi sento unito a queste persone. A tutti quelli che hanno una visione opposta a quella di questi invertebrati senza cervello, e finché ci ricordiamo ancora di cosa stiamo parlando visto che grazie a questi fascisti almeno per ora nelle scuole non se ne parlerà più, buona festa della liberazione.
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