giovedì, novembre 05, 2009

Le moderne stronzate, i nuovi mostri


Ovvero, perché mi incazzo tanto e offendo liberamente e deliberatamente determinati soggetti (e se qualcuno se ne risente che vada pure a fare in culo).

Se prima il fenomeno fosse meno presente oppure semplicemente meno percepibile non lo so. Sta di fatto che da quando ci sono macchine da guerra bimbominkia tipo facebook - che è utilissimo, ci tengo a precisarlo, per un miliardo di cose e io stesso lo uso, ma purtroppo si presta bene ad essere utilizzato come bacheca per la diffusione della cultura del coglione - si nota eccome. Giuro che muoio dalle risate - anche se ci sarebbe da piangere - quando vedo certi spettacoli. Ragazzini e ragazzine, talvolta alla tenera età di 30 anni, che giocano ad essere quello che non sono. Che corrono dietro a dei pupazzetti di plastica, che inseguono realtà fasulle e che sanno benissimo essere fasulle. Che si nascondono dietro un monitor e una pagina di facebook con fotografie ritoccate e frasi fintamente colte e profonde visto che il più delle volte sono ignoranti come capre, a meno che ovviamente non si parli di "fashion", Amici della De Filippi, Grande Fratello, Vasco Rossi e serie TV di serie B (tipo, che so, Sex & the city?) nei quali argomenti sono tutti ferratissimi e nei quali spesso e volentieri si identificano - e questo è il danno fatto dalla televisione, che è un altro discorso ma che mi fa ugualmente sbroccare quando mi chiedo che cazzo di fine abbia fatto il libero arbitrio delle persone che ormai più che persone sembrano greggi di pecoroni guidati dal cane da guardia.

Lo schermo, per l'appunto, scherma. E le persone che grazie al fatto di essere nascosti dietro un monitor provano a dare un'immagine di se stessi che non corrisponde a quella reale si ritrovano in situazioni personali assolutamente prive di ogni logica, salvo poi ritrovarsi assolutamente socialmente disadattati nella vita, quella vera, di tutti i giorni - aumento della delinquenza minorile, uso di droghe pesanti, nessun rendimento o quasi negli studi, incoscienza, mancanza di attitudine ai problemi sociali e personali, difficoltà o incapacità nelle relazioni interpersonali, sindromi di Peter Pan e così via.
Questa cosa, unitamente alla scarsa cultura per non dire all'ignoranza marcia che regna sovrana in questo porco paese, ha portato all'esasperazione - e spesso al prolungamento, creando adolescenti di 30 anni appunto - dei tipici atteggiamenti "da scuola".
I ragazzini vanno avanti per luoghi comuni su facebook spesso sfoggiando un'ignoranza da maiali, si vantano sui loro blog di imprese eroiche che il 99% delle volte non hanno mai compiuto oppure ha compiuto qualcun'altro al posto loro, come ad esempio il rapporto anale con la strafiga di turno - un evergreen.
Si mettono da soli in testa una corona, cercando una visibilità che pensano che altrimenti non avrebbero mai data la loro eterna, e perfettamente comprensibile dato il livello medio di personalità, insicurezza. Nelle foto sono quasi sempre ritratti come in quella sopra, che parla da sola e sulla quale stendo un velo pietoso.
E di insicurezza in senso generale alla fine si può parlare anche per il gentil sesso. Provate a visitare il profilo di una qualunque teenager - italiana perlomeno - su un qualsiasi social network. Mediamente gli interessi sono sempre gli stessi: il bello - piglianculo - di turno, il gruppo finto-rock di turno per sentirsi alternativi quando si ha una cultura musicale che rasenta lo zero assoluto e che si limita alla top ten delle suonerie di 09, discoteche, vestiti, scarpe. Tutto questo condito da una bella dose di ingiurie contro la matematica, le scienze, la scuola in generale e quant'altro. Le foto sono sempre fatte in luoghi ben precisi: davanti allo specchio a pornobimba, in discoteca a truzze, a casa delle amiche a bimbominkia, a cena fuori fingendo sbronze colossali a base di succo di frutta alla pera. Tutte rigorosamente in pose da "Quanto so bbona" e "Quanto mi si fanno volentieri", rigorosamente photoshoppate per aumentare i brillantini, diminuire le occhiaie o ingrandire gli occhiali - che portano anche di notte e che sono, solitamente, di media più grandi della loro massa cerebrale.

Altro tratto distintivo di ignoranza che mi fa incazzare come una bestia è il linguaggio da sms con il quale scrvn le stronxate + coloxali e indecifrbl che si poxano immaginare, altra aberrazione generata dalla diffusione della comunicazione di massa senza la diffusione complementare della cultura necessaria a comprenderne le tecnologie, e che sfocia per l'appunto nella degenerazione: molti di loro non si ricordano nemmeno più come si scrivono le cose in italiano, commettendo spesso errori astronomici quando in preda ad ictus cerebrale abbandonano temporaneamente la scrittura cuneiforme di cui sopra.

L'esaltazione del mito comune è onnipresente. Invece di parlare, che so, dei problemi del nostro paese, delle guerre che ancora imperversano in tutto il mondo, dei progressi scientifici, della scuola praticamente azzerata, della riforma della sanità di Obama o dello scudo fiscale di Tremonti - tradotto per eventuali beoti corrispondenti alla profilazione di cui si parla in queste righe... scudo fiscale = soldi alla mafia - si parla sempre e solo di stronzate. Il calciatore, la squadra di calcio, "che si fa sabato sera?", le scarpe nuove, cosa è fashion e cosa no, sei fascista o comunista, il cantante pop figo di turno, il negro cattivo e il bianco buono, l'ultimo modello di cellulare - che fra due giorni già schiferanno e butteranno per comprarne un altro da 500€ quando la gente non arriva più a fine mese - e così via.

Ora chi non mi conosce penserà che chi ha scritto tutte queste cose sia un vecchio bacucco bigotto e bacchettone, che dalle diavolerie moderne come internet se ne sta ben lontano. Invece chi ha scritto è un programmatore che per ovvie ragioni ama la Rete da quando mise le mani sul suo primo modem56k, quando ancora i social network, i blog e il Web 2.0 erano parole senza senso.
Proprio perché la amo ho scritto tutto ciò.

Ora chiedetemi perché la nostra è una società di ignoranti che va a rotoli.