martedì, aprile 28, 2009

Golpe al rallentatore nel paese dei ciechi


Il Partido Democratico si vanta di aver portato Silvio Berlusconi alla festa del 25 aprile. I soliti, inguaribili orbi. Dico io, per una volta che nei telegiornali spazzatura la sua faccia poteva non apparire per un giorno andate a tirarlo fuori di casa con la forza? Si vede che ce l'avete proprio a cuore il suo destino politico. Come d'altronde tutto il resto del parlamento che anche stavolta, come nella legislatura 2001-2006, non fa altro che prendersi cura di Berlusconi anziché prendersi cura del popolo italiano. Che esiste ancora.
Decimato, ignorante, superficiale, menefreghista. Ma esiste ancora. Ed è figlio di quella lotta di resistenza che il 25 aprile si doveva festeggiare, e non infangare e prendere a rutti con la presenza di Berlusconi che equipara i repubblichini ai partigiani. C'è una bella differenza fra morire per la libertà e morire per il regime: non è assolutamente la stessa cosa. E ce l'ho anche con tutti i giornalisti che si sono limitati a riportare la "notizia" senza porre l'accento su questo piccolo ma inquietante particolare. Di atto dovuto si trattava secondo me, visto che in un paese dove il disegno di legge per "regolamentare" suddetta equiparazione arriva dopo leggi o proposte di legge razziste (aggravante raziale sui crimini, obbligo di denuncia degli irregolari da parte dei medici ecc...), leggi criminogene come il Lodo Alfano, depenalizzazione del falso in bilancio e chi più ne ha più ne metta, la situazione non può essere presa alla leggera.
Il golpe al rallentatore mette in fila i pezzi uno dopo l'altro, lentamente perché così si perde la visione di insieme. È dura tenere le fila di decenni di avvenimenti e di leggi per un popolo dalla memoria corta come quello italiano, ma se facessimo lo sforzo di ricollegare tutto quello che è successo in questi anni forse ci accorgeremmo che ogni piccolo tassello compone un affresco molto più grande. Aggiungerei vagamente somigliante (per non dire identico) al piano di rinascita "democratica" della loggia massonica segreta eversiva P2 di Licio Gelli della quale, ricordiamo, Berlusconi era tesserato con tessera 1816, con grado di apprendista muratore.
Forzano la serratura un po' per volta, senza fare rumore. Per non svegliare il can che dorme, comunque ben sedato dai gas prodotti dall'alto voltaggio della De Filippi e dei Grande Fratello.
Se una cosa non è in televisione, non esiste. Per questo esiste la rete. Che non potrà fare mai abbastanza in Italia, ma pur sempre meglio di niente.
Sono solo io ad avere la sensazione che il nostro è un popolo che non potrà mai essere salvato da se stesso?



Segnalazioni:

Politici ravvicinati di un certo tipo - farde, raccomandate e lecchini vari candidati alle europee in una panoramica di Marco Travaglio

giovedì, aprile 16, 2009

Nessuno tocchi Vauro


Ci risiamo. La proverbiale insofferenza del nano alla satira torna a far bella mostra di se, rappresentata nello strombazzare di tutti i giornalisti leccapiedi a libro paga dell'unto del Signore medesimo. La satira offre un punto di vista diverso sulle cose, mette a nudo il re. Capite dove è il problema? Qualche potrebbe avere un punto di visto che è suo proprio e non allineato con quello dei burattini di legno di testa d'asfalto, non influenzato dalle puttanate che tutti i giorni i vari Giordano, Battista, Ferrara e compagnia brutta propinano nei loro cessi di giornali. Idem dicasi per i giornalisti delle reti televisive italiane, compreso il cosiddetto servizio pubblico.
Cosiddetto perché ormai è diventato un organo pagato dai cittadini ma al servizio dei partiti, come dimostra la vicenda del miglior vignettista satirico italiano, al quale è stata inviata questa lettera:

Le contestiamo - scrive Masi -, per le ragioni sottoesposte, il grave inadempimento alle obbligazioni di cui al contratto prot. RT/RALA/LAN/2633/08/02671 del 31.7.2008 e, in particolare, ag1i obblighi previsti ai punti 8) e 9) del medesimo. Nel corso della puntata del programma Annozero del 9 aprile 2009, disattendendo gli obblighi sopra indicati, Lei ha realizzato e mostrato al pubblico, in diretta televisiva, una vignetta del seguente tenore 'Aumento delle cubature. Dei cimiteri'. Tale condotta, gravemente lesiva del sentimento di pietà dei defunti - si legge nella lettera - travalica all'evidenza i limiti del corretto esercizio del diritto di satira e si pone in contrasto con i parametri di qualità dell'offerta che costituiscono elemento essenziale della missione del servizio pubblico radiotelevisivo, in forza della previsione di cui all'art. 3 del vigente contratto di servizio e delle disposizioni del Codice Etico del Gruppo Rai, al cui rispetto Lei è obbligata. Pertanto - conclude la lettera -, nel ritenerLa personalmente responsabile per ogni conseguenza e/o pregiudizio e/o rilievo, anche da parte delle Autorità competenti, che dovessero derivare all'Azienda in ragione dell'illegittima condotta da Lei posta in essere, in ordine alla quale ci riserviamo ogni e più ampia tutela, con la presente Le comunichiamo che l'Azienda, in via cautelativa, non intende avvalersi delle Sue prestazioni su tutte le Reti e Testate

Ho soltanto una domanda per i lacché del piduista Berlusconi, a parte la solita che mi pongo da sempre e cioè come diavolo fanno a guardarsi allo specchio la mattina senza sputarsi in faccia: è il sentimento di pietà per i defunti che è leso oppure il prestigio di latta del nostro (sic) presidente del consiglio?
Da una parte c'è quasi da sperare che Vauro venga davvero mandato via dalla Rai: sarebbe un'occasione imperdibile per dire tutto quello che penso e scrivere tutto quello che vuole , dove vuole, rete compresa. Senza le censure di lorsignori.
Vauro Senesi ha tutta la mia stima e il mio sostegno. La satira fa paura ai regimi da che mondo è mondo e ancora una volta è la storia ad insegnarlo (e ancora una volta nessuno impara mai niente). Difendiamo quelli che la fanno e che la fanno bene.

mercoledì, aprile 15, 2009

Dall'Inghilterra


Ecco cosa scrivono di noi i giornali esteri:

L'articolo di Iain Martin (The Daily Telegraph)

La regina fa fare brutta figura a Silvio Berlusconi - Ma come diavolo è finito al comando di un così grande Paese?

"Se servisse un’ulteriore dimostrazione di quanto sappia essere semplicemente fantastica la Regina, basta guardare come questa settimana Elisabetta II ha trattato il Primo Ministro italiano con fulminante disprezzo. In quello che è diventato un tipico “caso da YouTube” (l’espressione che i quotidiani riservano per fatti che sono sfuggiti alla loro attenzione e che poi hanno trovato sulla rete), sua maestà ha reagito perfettamente quando il nano vigliacco ha cominciato a sbraitare durante un servizio fotografico con gli altri leader mondiali del G20 a Buckingam Palace.

Berlusconi ha cominciato a urlare “Mr Obama, Mr Obama!”. Un imbarazzato Presidente degli USA ha cercato di calmare Silvio rispondendo con voce molto più pacata. La Regina si è quindi voltata, ha sospirato ed allargato le braccia con frustrazione, dicendo: “Ma cosa succede? Perché deve urlare in questo modo?”.

L’Italia è talmente un bel Paese, perché continua imperterrita a ritrovarsi governata da questo uomo? La nazione che ci ha dato i Romani, la Peroni, la pasta, il parmigiano, il Rinascimento, la Galleria degli Uffizi a Firenze, Gina Lollobrigida, Gucci e la Ferrari, ha anche lottato per poter fare un appropriato uso di questo business della democrazia. E’ forse perché la nazione nella sua forma attuale è una costruzione relativamente recente? Può darsi.

Qualunque sia la ragione, gli Italiani sono finiti troppe volte con Berlusconi al potere perché possa continuare a considerarsi un incidente.

Il suo dominio è forse il riflesso su questo dato di fatto, ovvero che la vita e la cultura italiana funzionano, nel modo più inaspettato, in parte perché la vita pubblica è caotica e poco seria? In effetti, forse ciò si adatta perfettamente agli italiani perché significa che possono evitarsi il fastidio di prendere sul serio la vicende nazionali e concentrarsi invece sulla famiglia, sugli amici e sul proprio vicinato, sulla propria città od al massimo regione? Hmmm…non saprei dire.

O continua a vincere semplicemente perché possiede la maggioranza delle stazioni televisive italiane? Piuttosto probabile."

Piccola considerazione personale: se un giornale dei nostri scrivesse "nano vigliacco" (terminologia ineccepibile, se ci pensate) cosa succederebbe?
Meglio detto: ce lo vedete uno dei nostri giornali a parlare in questi termini? Io non credo.
Viva l'Italia

martedì, aprile 14, 2009

Mario "Orzobimbo" Giordano


Pubblico l'editoriale del Giornale dell'11 aprile. Dotarsi di occhiali con lenti di vetro affumicato.

Caro Santoro,
anzi caro onorevole, visto che m’ha chiesto di chiamarla così, so bene che quando si è invitati nei salotti altrui non è buona educazione raccontare al mondo quel che ci si è detti. Ma siccome quel salotto era in diretta su Raidue in prima serata, davanti a svariati milioni di telespettatori, mi permetto di infrangere le regole. Non me ne vorrà. In fondo lei di regole infrante è un maestro. E, in effetti, dopo aver fatto a pezzi quelle della par condicio e del buon senso, l’altra sera ha definitivamente massacrato anche quelle del buon gusto e della civiltà. Missione compiuta, olé.

Il suo ultimo Annozero, mi permetta, è stato uno spettacolo squallido, un atto di sciacallaggio ributtante, che non mette più la polemica sull’asse di ciò che è di sinistra o non di sinistra, ma di ciò che è civile e ciò che non lo è più. E mi chiedo se sia possibile che lei e i suoi sottopanza siate così accecati dall’odio e dalla faziosità da perdere non dico l’equilibrio politico, che quello l’avete già perso da tempo, ma anche il senso di umanità. E che non vi rendiate conto che tutto questo vi porta lontani dal Paese reale, dal sentimento diffuso di commozione e solidarietà, dall’Italia che si unisce di fronte alla sofferenza, per una volta provando a ragionare non per schemi di partito, ma secondo bisogni, urgenze e necessità.

Provi a togliersi per una volta la giacchetta da europarlamentare, caro onorevole Santoro, provi a togliersi per una volta i paraocchi del katanga in servizio permanente effettivo. Vedrà che in Abruzzo c’è un’umanità dolente e dignitosa, lacerata e orgogliosa, che non chiede bandiere di partito né polemichette pretestuose. Chiede risposte concrete. Responsabilità. E serietà. Per una volta, proviamoci, anche noi, che abbiamo per le mani il bene prezioso dell’informazione.

Proviamoci a togliere la maglietta di parte e a guardare la tragedia senza pensare a quel che ne potremmo guadagnare in termini di marchette politiche. Proviamo a essere seri. E lei che è un gran professionista lo sa: attaccare la Protezione civile per il ritardo nella consegna di una bottiglietta d’acqua (una! Su 27mila sfollati!), mentre ci sono le bare dei morti ancora aperte e i soccorritori che rischiano la vita fra le macerie, non è serio. Anzi, sarebbe perfino ridicolo, se non fosse tragico.

Tragico per le vittime, innanzitutto. Ma tragico anche per lei, per la sua squadra avvilita nei bassifondi della polemica, per la sua professionalità ridotta a zerbino in nome dell’ideologia, per la sua umanità schiacciata sotto il peso dell’odio politico. In Abruzzo i soccorsi hanno funzionato. Lo sanno tutti, lo dicono tutti. I volontari sono stati eroici, hanno salvato decine di vite umane. Le tendopoli sono state operative in tempi record. Non c’è stato caos, non c’è stata disorganizzazione. Tutti gli osservatori, italiani e stranieri, di destra e di sinistra, hanno potuto notare che per la prima volta sul luogo della tragedia si è sentita forte e tempestiva la presenza dello Stato. Chissà perché gli unici che non se ne sono accorti sono stati i suoi inviati, poveri kamikaze spediti sul posto a cercare disperatamente di trasformare una efficiente opera di soccorso nella Caporetto di Bertolaso.

Per altro, mi lasci dire, caro onorevole, evidentemente lei non è più il maestro di un tempo, l’esperienza a Bruxelles l’ha rammollita o gli allievi sono scarsi: ammetterà che hanno lavorato proprio male. La tesi si poteva argomentare in modo assai migliore, di voci contro, in quella situazione, se ne potevano raccogliere un’infinità. E loro, invece, gli sciagurati di Caporetto, che cosa le hanno portato in pasto? Una bottiglietta d’acqua consegnata in ritardo, lo sfogo di un medico chiaramente sfinito e poco altro. A guardare bene, tutte interviste forzate, con domande tranello, risposte indotte e montaggi con tagli spericolati. Poca roba, lo sa anche lei, chissà come li avrà sgridati nella solita riunione che fate il giorno dopo per esaminare, minuto per minuto, gli errori commessi in trasmissione. E che dirà allora di quei collegamenti con Ruotolo? Erano così noiosi... Ci voleva tanto a trovare qualcuno che dicesse «Bertolaso è un incapace» con efficace sintesi televisiva? Evidentemente nemmeno Ruotolo è più quello di una volta...

Su, onorevole Santoro, sia sincero: in fondo portare in tv qualcuno che si lamenta contro la Protezione civile in mezzo a 27mila sfollati non è mica una missione complicata. Se vuole gliene troviamo altrettanti in cinque minuti anche qui nel centro di Milano, dove pure la gente non ha patito sulla sua pelle il terremoto. La scarsità delle testimonianze da voi raccolte è una conferma (se ce ne fosse bisogno) che la Protezione civile ha funzionato bene.

Ma mi resta un dubbio: possibile che non abbiate incontrato nemmeno uno che ringraziava i soccorritori? Possibile che non vi sia venuto in mente di intervistare così, en passant, anche uno della Protezione civile? Non li avete trovati? Ruotolo è così bollito?

Lei dice bene che non si può sventolare l’eroismo dei volontari come pretesto per non parlare dei problemi. Siamo d’accordo. Ma non si possono nemmeno sventolare i morti come pretesto per dire fregnacce. Voi, invece, l’avete fatto. Scientificamente. Per tutta la trasmissione. A cominciare da Ruotolo che esordisce lasciando microfono libero a un uomo esasperato che insulta le divise. E poi la bottiglietta d’acqua e altri lamenti. E poi la piccola teoria degli schizzi di fango. E poi la presidente della Provincia che se la prende con le istituzioni (e lei che cos’è signora, mi scusi?). E poi il suo sarcasmo, dottor Santoro, fra Kgb, caschi e altre cose che voleva mettersi in testa (a mettersi un po’ di buon senso, ci ha mai pensato?). E, infine, soprattutto la ciliegina sulla monnezza, cioè le spaventose vignette di Vauro, dove si ironizzava sulla cubatura dei cimiteri, l’ampliamento edilizio delle bare e, ancora, la ridicolaggine dei soccorritori.

Lasciamo da parte i malinconici dettagli: Travaglio che legge (per altro con inesattezze) verbali da questurino di provincia e il magistrato candidato De Magistris, investito ufficialmente del ruolo di censore dei furbetti (avete capito bene: il furbetto dei Valori eletto a simbolo di censore dei furbetti, che è un po’ come fare tenere ad Adriano un corso contro l’alcolismo). Lasciamo da parte i malinconici dettagli, non restano che le fregnacce. E che sono fregnacce lo sa anche lei, caro onorevole Santoro. Per tutta la settimana, nei colloqui con i suoi collaboratori, mi è stato detto che trovava sciocco insistere sulla prevedibilità dei terremoti, sulla cassandra Giuliani, sulla questione dell’emergenza, perché il vero problema è quello edilizio. Sacrosanto. Il vero problema è che in Italia ci sono 7 milioni di case a rischio, di cui 80mila sono edifici pubblici. Il vero problema è quell’ospedale dell’Aquila inaugurato nel 2000, dopo vent’anni di lavori, e che ora è inagibile. Il vero problema è il decreto del 2004 che prevedeva costruzioni antisismiche e che è sempre stato rinviato. Il vero problema è che occorre una grande opera di rottamazione edilizia e di ricostruzione. Questo è il punto. Voi lo sapevate benissimo. Dietro le quinte se ne conveniva.

E allora perché, invece, avete messo in scena solo un vergognoso processo alla Protezione civile? Forse perché il problema delle case costruite male non può essere addossato in nessun modo a Berlusconi? Forse perché vi siete accorti che, anzi, il piano casa appena varato andava proprio nella direzione dell’auspicato rinnovamento edilizio? Forse perché il ritardo delle norme antisismiche non è colpa di un sottosegretario del vituperato centrodestra, ma di una cultura del Paese che riguarda tutti? Forse perché il primo a firmare quel rinvio è stato proprio Antonio Di Pietro, nume tutelare del furbetto anti-furbetti De Magistris? Dev’essere così, è chiaro.

Ma il risultato è vergognoso. Noi speravamo di parlare dei problemi seri. Su questo giornale l’abbiamo fatto, fin dal primo giorno, senza nascondere nulla, con dati e cifre, denunce e accuse fondate su abusi e inadempienze nelle costruzioni. Voi invece avete preferito affidarvi alle beghe da cortile, avete ritirato fuori la madonna del radon, l’autodidatta Giuliani, avete mestato nel torbido raccolto sul fondo della disperazione con un unico scopo: mettere nel frullatore chi da cinque giorni lavora, rischiando la vita e senza risparmiare energia, per ridare speranza all’Abruzzo. Mi chiedo perché, caro onorevole Santoro.

Mi chiedo a che serva. Visto che all’inizio della trasmissione faceva nobilmente appello al Paese che vogliamo lasciare ai nostri figli, ecco, le chiedo se davvero lei vuole lasciare ai suoi figli un Paese così, in cui nemmeno di fronte a 290 morti si trova la forza di mettere da parte i biechi interessi della politica di giornata. Se davvero vuole lasciare ai suoi figli un Paese in cui si irridono i volontari, magari solo perché vestono una divisa (si capisce la divisa non fa chic come l’orecchino e il jeans strappato...). Se davvero vuole lasciare ai suoi figli un Paese in cui di fronte all’emergenza ci si continui a sentire uomini di parte prima che uomini. Avevamo avuto una speranza nei giorni scorsi. Avevamo visto un clima diverso. Avevamo trovato commenti per una volta sensati a destra e a sinistra, avevamo trovato persone capaci di capire che il dolore e la sofferenza, pensi un po’ Santoro, contano persino più dell’essere berlusconiani o antiberlusconiani. Avevamo sperato che di qui potesse nascere un’Italia più civile. Avevamo sperato. Poi sono arrivati Vauro, le vignette e la sua bottiglietta d’acqua. Che meschinità.


A leggerlo c'è da avere paura di rimanere in qualche modo infettati. La quantità di stronzate che appaiono in queste righe è sconcertante.
Santoro ha criticato l'assenza di un coordinamento (lamentata da alcuni intervistati a L'Aquila) dei primi soccorritori della Protezione Civile, che a detta loro non sapevano come muoversi e andavano un pò allo sbaraglio, appunto perché non coordinati.
La critica principale (di santoro e di un architetto in studio) era tuttavia quella relativa alla mancata predisposizione di misure di precauzione, al menefreghismo delle amministrazioni locali che non hanno predisposto esercitazioni d'evacuazione e tutto il resto. E questo nonostante vi fossero state avvisaglie del sisma nei mesi passati. Nessuno ha dato dei buoni a nulla a quelli della protezione civile: si è solo detto che la situazione è stata gestita in modo un pò caotico, improvvisato, mentre sarebbe stato bene premunirsi per rispondere al meglio al possibile disastro. Che più che possibile era probabile visto che anche se i terremoti (per ora) non si possono prevedere si può però prevedere dove possono avvenire con più violenza visto che lo sappiamo dove sono le faglie più importanti.

Giordano è poi un vero giornalista: parla ad esempio di "inesattezze" da parte di Travaglio. Ok, legittimo. Ma quali? Riguardo a cosa? In che punti? Perché non lo spiega? Un vero cazz... giornalista.

E' ovvio che poi, come in ogni regime, deve passare sempre e comunque l'immagine di un potere forte, efficiente ed efficace, sempre pronto ad affrontare l'emergenza con risolutezza. Non stupiamoci dell'abbaiare di Giordano, Cicchitto, Gasparri e compagnia brutta: accadeva così anche sotto il fascismo, per linciare il dissidente (cioè quello che esprime posizioni critiche fuori dal coro) e riportarlo all'ordine, intimidendo tutto il resto della categoria.

E poi che curioso che sia proprio Giordano a dare a Santoro del fazioso, quando è orzobimbo il primo che per anni e anni si è felpato la lingua a forza di leccare il culo a Berlusconi.
Tutto questo e molto di più vi attende nell'Italia dei concetti rovesciati. Subito dopo la pubblicità.

Riotta al Sole 24 Ore


Peccato, era un bel giornale.

lunedì, aprile 06, 2009

Fuori controllo


Non è soltanto un delinquente. È un vecchio delinquente. Non solo: è un vecchio delinquente completamente fuori controllo.
Che sia demenza senile o overdose di viagra poco importa, l'importante è come ce la passiamo noi sotto di lui, sotto questo nuovo ducetto.
Non sono bastate le figure di merda che è riuscito a tirare fuori dal G20 dove è stato preso a sputi un po' da tutti e in particolare da Obama e dalla Regina Elisabetta.
Non è bastato il farsi i cazzi suoi alla Nato mentre il picchetto di onore con la Merkel in testa aspettava i suoi porci comodi.
Arriva addirittura a dire ai terremotati dell'Abruzzo "andate al mare" con le vostre vettovaglie. E ha anche approfittato per rilanciare il suo piano casa, sputando così sulla dignità di persone che in quella notte hanno perso tutto quello che avevano, compresi i propri cari. Tutto ciò mentre i soccorsi sono arrivati dopo ventiquattro ore, ampiamente preceduti dagli sciacalli dei giornalisti, mentre la gente scavava con le proprie mani per tirare fuori i disgraziati sopravvisuti ai crolli da sotto le macerie. Una cosa indegna di uno stato civile, e infatti è questo il nostro livello di civiltà.
Ma un trattamento sanitario obbligatorio non lo ipotizza nessuno per questo vecchio pazzo? Comunque io ho finito le parole, non so più che dire che non sia già stato detto e non so cosa dire per far riflettere tutti quelli che hanno votato questo signore, che di essere definito "signore" non ha diritto; anzi, forse non merita neppure di essere definito essere umano, credo che "carogna" sia il termine più adatto.

giovedì, aprile 02, 2009

Un ciclo che si chiude


È possibile che ci troviamo di fronte alla fine di uno dei tanti cicli della storia. Londra è una specie di campo di battaglia. Tra i politici del G20 è presente anche il corruttore Silvio Berlusconi, ansioso di farsi una foto con Obama inseguendolo anche al cesso e dal quale (ma anche dagli altri presenti) viene giustamente preso a sputi e successivamente ignorato. Tutti sono chiusi dentro a stanzoni mentre cercano di accelerare l'entrata in vigore del trattato di Lisbona che fra i suoi punti contempla una enorme deroga alla nostra Costituzione. Prevede cioè la sospensione della stessa in caso di sommossa popolare.
In soldoni bucati: se le masse si rivoltano verso i propri governi, i governi sono autorizzati a fare qualsiasi cosa. Persino a sparare. Ed è proprio quello che sta succedendo in questi giorni, come ho scritto in un post precedente. Forse stiamo assistendo alla fine di un periodo storico, forse questa fine sarà violenta o forse no, ma di certo i segnali sono preoccupanti.
Capito ora a cosa servono i famosi poteri illimitati ai prefetti? "ITALIANI!" urla Beppe Grillo su La7, ma a chi si rivolge esattamente?
Io vedo solo un ammasso di zombies lobotomizzati dalla televisione, che domani si sveglieranno sul titanic.

mercoledì, aprile 01, 2009

Annunci google

Cominciare a censurare questa roba qui invece di youtube? Sarebbe un'idea no?
Ma andate affanculo vai.

Nel paese dei mafiosi ognuno si fa i cazzi suoi


Ma diciamo, olte che dei mafiosi, pure il paese dei pecoroni. In europa sta succedendo un po' di tutto: case dei banchieri assediate, manager che promettono licenziamenti a catena reclusi negli uffici dai dipendenti, le piazze di buona parte di Europa e quelle di Londra soprattutto contro il G20 e la globalizzazione.
E qui da noi che succede? A occhio e croce un bel niente. Si parla sempre delle solite stronzate. La gente vive in un guscio di ovattata incoscienza. La vecchia generazione, quella dei nostri genitori soprattutto, non arriva a cogliere il nocciolo del problema a meno che non ci sbatta contro una facciata pazzesca.
Noi dovremo confrontarci con un mondo che loro non hanno conosciuto (anche se sono stati loro a consegnarcelo), un mondo dove la sensazione è che di giorno in giorno le cose debbano andare sempre peggio. In un paese dove la mafia governa tutto quanto, anche se ora si chiama PDL e non "Cosa Nostra", ma nessuno sembra accorgersene: meglio lasciarsi comandare a bacchetta e sperare che tutto vada bene, senza rendersi conto che a poco a poco si rinuncia alle proprie libertà ed ai propri diritti.
Nasce il PDL e nessuno che si sogni di ricordare chi era Bottino Craxi quando Berlusconi rivela (confessa) che lo stesso Bottino fu uno dei fondatori, di fatto, di Forza Italia.
Nessuno che si sogni di ricordare chi è Berlusconi, apparte i soliti bravi giornalisti come Travaglio.
Grazie ai Riotta, ai Pigi Battista, ai Panebianco e tutti gli altri pericolosissimi zerbini questo paese ha perso la memoria storica degli eventi.
Stiamo ripetendo errori commessi settanta anni fa, e questo vuol dire che siamo una massa di coglioni. C'è solo da sperare di uscirne in qualche modo alla fine, e se è vero che la storia si ripete fino in fondo giungeremo alla stessa conclusione: un tracollo totale, per ricostruire da zero.

Viva la crisi