giovedì, settembre 10, 2009

Uno spirito leggero

Io penso che il problema della conoscenza, in Italia, sia soprattutto e in primo luogo legato ai nostri interessi. Se il sottoscritto si mette a parlare di politica cinque minuti ci sarà sempre qualcuno che dice "Che palle, parliamo di fi*a invece!". Sapete tutti quanto sia vero. Credo che questo sia, in fondo, il risultato di sedici anni di lavaggio del cervello che ha portato fondamentalmente due conseguenze. La prima, in una parte della gente - quella più vulnerabile in quanto ignorante e poco istruita - è stata di rimbambimento totale, si crede a qualsiasi buffonata venga raccontata dal padrone d'Italia, abilissimo piazzista e venditore di frottole. Dice delle balle che sono grosse come delle case ma riesce a convincere grazie al potere mediatico praticamente illimitato.
La seconda conseguenza è quella che si riflette su quella che io credo alla fine sia la stragrande maggioranza del paese: quella che si è arresa. Quella che non ha più voglia di pensare, parlare, vedere. Gli eredi di quegli italiani che negli anni del fascismo, dopo una campagna di disinformazione al calor bianco, dove nessuno sapeva più niente, dove nessuno distingueva più la verità dalle menzogne, accoglievano il giorno in cui Mussolini imbavagliava la stampa e annunciava la dittatura come una liberazione. E così succede ancora oggi. In linea di principio mi rifiuto di credere che l'italiano medio possa veramente credere alle menzogne colossali che Berlusconi e il suo entourage raccontano. Io penso sinceramente che l'italiano medio voglia crederci. Si sente così alleggerito del peso di alcuni problemi che potremmo definire esistenziali, connaturati alla vita di questa nazione. Non ha più voglia di lottare, nemmeno per quella patria che ci è stata consegnata dai nostri nonni - che con il sangue la pagarono. In una vita quotidiana fatta di soprusi, ingiustizie, cavilli burocratici e conti astrofisici per arrivare a fine mese pochi sono quelli che ancora hanno il tempo e la voglia di indignarsi. Soprattutto sono pochi, io credo, quelli che hanno realizzato che togliersi di dosso determinate responsabilità fa si che le scarichiamo tutte sul primo che riesce ad impadronirsene, ma che a quel punto è legittimato ed autolegittimato a fare tutto quello che vuole. Piano piano. Un golpe al rallentatore, come dice Luttazzi, nell'indifferenza generale indotta con quindici anni di bombardamento mediatico che ha attuato una vera e propria rivoluzione culturale ed azzerato il senso civio, di giustizia, di legalità e di democrazia di una nazione intera in cui poche sacche di "resistenza" persistono - che poi sono le stesse persone che tutti i giorni vengono additate sui giornali del piduista come cospiratori, comunisti, feccia ecc. senza farsi scrupolo di dare notizie palesemente incorrette, incomplete o del tutto false (es: Travaglio non è il direttore di nessun giornale!), purché serva alla causa.

Alla fine, pare quasi normale che uno possa andare in televisione e dire che un mafioso è un eroe e sparare bestemmie di ogni genere senza che succeda assolutamente nulla. Deleghiamo sempre agli altri, diciamo "ma qualche giornalista gli dirà qualcosa, no?". In fondo il "90% dei giornali è in mano alla sinistra". Capite che c'è chi ci crede a queste panzane colossali?

Quando il ricordo del fascismo era ancora fresco, dopo la Resistenza, i padri costituenti elaborarono la nostra Carta Costituzionale. A giudizio di tutto il mondo, trattasi di autentico capolavoro di bilanciamento di pesi e contrappesi al fine di creare uno stato democratico e legalitario. Oggi, quel ricordo, deve essere molto sbiadito se quando si parla di Costituzione, di legalità, dei pericoli che corre la nostra nazione e tutto quello che può venire in mente di questi tempi c'è sempre qualcuno che ti dice "Ma dai parliamo di fi*a".

Per caso la stessa cosa che Berlusconi ci ha messo davanti al naso per sedici anni di fila a mezzo scatola televisiva? Sembra abbia sortito l'effetto che voleva.

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