
Altro giro, altra corsa, altra boiata colossale. Berlusconi continua il suo cammino all'interno dei tortuosi vicoli della disonestà intelletuale (oltre che materiale), terreno sul quale si avventura ormai con una certa praticità e con la quale, complice il suo strapotere sull'informazione, domina gli italiani.
Ero in traghetto di ritorno dalla Sardegna con la testa appoggiata sul mio zaino, in procinto di scendere nell'abbraccio di Morfeo quando una frase che risuona debole nei piccoli altoparlanti mi desta brutalmente dal dormiveglia: è lo speaker del TG5 che annuncia tutto contento che Berlusconi applicherà le idee di Falcone.
Sono stato sveglio un paio d'ore a riflettere sul come sia soltanto possibile un paragone fra Berlusconi e Falcone. Su come sia possibile che un plurimputato, plurinquisito, pluriprescritto e autoassolto, uno che si è messo in casa uno dei mafiosi responsabili della morte del giudice stesso, che promuove la legalità come un professore può promuovere un alunno che non si presenta mai a scuola, possa aprire bocca e dire certe bestialità senza che venga preso a sputi. Poi mi sono dato la solita risposta di sempre: perché chi lo intervista è uno zerbino. Perché se l'informazione, in questo paese, fosse in grado di far vedere le cose per come stanno tutto sarebbe diverso. Avete forse sentito un giornalista che gli abbia ricordati questi quattro o cinque particolari mentre lui apriva bocca per dare aria al cervello? Avete sentito qualcuno che abbia detto "Presidente, ma che cazzo sta dicendo? Lei è pure indagato assieme al suo amico Dell'Utri (anch'egli mafioso, quindi ovviamente parlamentare) per concorso in strage!".
Io non ho sentito un fiato.
Qualcuno fiati prima che si arrivi alle urla.


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